Non si può adempiere alla diffida con la stipula delle convenzioni

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In risposta ad una richiesta di chiarimento riguardante la corretta applicazione dell’art. 7 – comma 1 – della ex L. 68/99 (poi aggiornata con il D. Lgs. 151/2015) per ciò che riguarda le diverse modalità delle assunzioni obbligatorie, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro spiega che la stipula della Convenzione rappresenta una delle vie per assumere lavoratori con disabilità, ma non può essere considerata un’opzione valida dopo il ricorso alla procedura di diffida (Art. 13 del decreto legislativo n. 124/2004).

Dopo un’ampia dissertazione in cui si rammentano le diverse opzioni che il datore di lavoro ha a disposizione per assumere (chiamata nominativa, stipula convenzioni), nel momento in cui trascorrono 60 giorni dall’insorgenza dell’obbligo senza che il datore abbia coperto la quota per ragioni ad esso ascrivibili, questi è tenuto al versamento della sanzione corrispondente ad € 153,20 (ossia al contributo esonerativo moltiplicato per cinque volte) per ciascun giorno in cui il disabile avrebbe dovuto essere assunto.

In questo caso, le uniche modalità – spiega testualmente la nota – di assolvimento sono:

- la presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione

- la stipulazione del contratto di lavoro con la persona con disabilità avviata dagli uffici.

La sanzione diventa quindi diffidabile con la riduzione della sanzione corrispondente ad un quarto di quella prevista.

La convenzione, che rappresenta una delle opzioni su cui il datore di lavoro può contare per assumere la risorsa con disabilità, non può essere utilizzata quando arriva la diffida: l’avviamento numerico, che ha visto perdere la sua rilevanza nell’ambito del Jobs Act, rappresenta di conseguenza la via obbligata per ottemperare l’obbligo.

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